Ritratto d'Ignoto

IL RITRATTO E L’IGNOTO
note sul nuovo allestimento del “Ritratto d’Ignoto” di Antonello da Messina a Cefalù

La stanza è semibuia, morbida oscurità di caverna, di materno rifugio, di scatola preziosa. Un percorso breve si snoda in obliquo-un percorso di nascita ma più di iniziazione, perché dall’esterno all’interno, dal fuori al dentro, dal noto all’ignoto. E alla fine del percorso, girato l’ultimo pannello, l’impatto è improvviso-
…………………………
E li vedo, illuminati da una luce fiamminga, stagliarsi nitidamente sullo sfondo notturno. L’oscurità della sala e il fatto che non possono entrare a folti gruppi, invitano al silenzio, o a parlare a bassa voce come nelle chiese. Mi sfilano davanti ad uno ad uno, si avvicinano, possono arrivare molto, molto vicino; come davanti a uno specchio, il vetro è pesante e invisibile, inevitabile e impossibile il contatto.
Leggo sui loro visi la meraviglia o l’indifferenza, la noia o l’entusiasmo quando mi vedono apparire d’improvviso, come io vedo apparire loro. So che qualcuno cerca di leggere il mio sorriso o di guardarmi negli occhi-lo faccio anch’io-, mentre i più si accontentano di consultare la guida e mi osservano come si osserva un oggetto curioso e stravagante. Nel dépliant ora vengo definito come “Ritratto d’uomo”. Ritratto d’uomo. Ritratto d’ignoto. Ritratto d’uomo ignoto. Ritratto potrebbe bastare.
Non c’è ritratto che non sia d’ignoto.
Nel delimitare in una tavoletta, in un rettangolo di tela, un qualcosa che s’è voluto fermare, individuare, è il mistero del “ritrarsi”, ritirarsi in un mondo di metafore e segni. Sempre il ritratto separa, distingue, distanzia. Nell’opera d’arte la persona effigiata, anche se se ne conosce il nome e la biografia, emerge sempre da un abisso arcano di visioni. Si ritrae dal mondo, acquista un’estasi arrogante di clausura, diventa il doppio di se stesso, il bifronte, l’enigma. Lo spazio intorno vibra di tensioni irrisolte, le tracce di ciò che è rimasto fuori dalla tavoletta, ciò che non è stato scelto, che non è stato dipinto. L’esclusione di quegli oggetti, di quei colori, di quelle forme, dà allo spazio circostante un’aura di forze magnetiche, ed è dallo scontrarsi e dall’equilibrarsi di queste due forze , l’elezione e l’esclusione, l’essenza e il non essere, che il ritratto prende vita, per guardarvi infinitamente.
Morbida oscurità, materno rifugio, scatola preziosa.
Sono solo, qui. Circondato d’ignoto. E so che è l’ignoto il gioiello che inconsapevolmente cercate.
Qui, unico e immobile e libero, vi guardo, molteplici e in movimento, prigionieri, fuori dal magico cerchio. Girato l’ultimo pannello, per un breve istante il mio sguardo vi libera, vi rende partecipi della distanza e del contatto, vi astrae, vi “ritrae” dal mondo sensibile all’Assoluto, rapiti insieme a me, liberi perché presi, catturati nel sortilegio provvisorio prima di rientrare uscendo nel caos della realtà quotidiana, portandovi dentro, per un istante o per sempre, un nero attimo splendente di luce fiamminga.

Angela Diana Di Francesca


pubblicato su Arslife, portale di critica ed economia dell'arte: Il ritratto e l'Ignoto



Criteri del Nuovo allestimento della Sala
realizzato da Museum Engineering di Gerenzano (VA) e dal Laboratorio Museotecnico Goppion di Milano

Il progetto del nuovo allestimento della sala del "Ritratto di un ignoto marinaio", ospite nel Museo Mandralisca, nasce da una doppia esigenza:
la prima è quella di consentire a tutti i visitatori di poter ammirare l'opera da una distanza ravvicinata;la seconda è quella di creare un apparato didattico che consenta di fornire una serie d'informazioni utili per la conoscenza sia dell'opera, che della attività di Antonello. Il progetto si sviluppa nelle due sale dell'attuale sistemazione del dipinto: nella prima sala sarà collocata una quinta sulla quale saranno poste copie di alcuni dipinti di Antonello; sulle pareti perimetrali limitrofe saranno posti pannelli esplicativi del "ritratto d'ignoto": la qualità artistica, il supporto materico, i restauri effettuati e tutti i riferimenti iconografici che aiuteranno a comprendere l'opera e la sua storia.
Il "ritratto d'ignoto" sarà collocato all'interno di una bacheca posta nella seconda sala: la bacheca sarà climatizzata per consentire la conservazione dell'opera secondo i parametri microclimatici ed illuminotecnici ritenuti corretti.
L'impianto d'illuminazione interno alla bacheca sarà realizzato con fibre ottiche, mentre, sia i pannelli didattici che le copie delle opere, saranno illuminati con spot esterni in un clima di generale penombra.
da salvalartesicilia N.B. una decisione su cui non concordo ha alterato questo studio e questo progetto, rinunciando alla presenza del "Ritratto di ignoto" come "unicum" e affiancandovi altre opere, come il "San Giovanni Battista" di Giovanni Antonio Sogliani.





Omaggi ad Antonello...

emissioni del 1953 e del 1979



Scrittori e critici



"... A chi somiglia l'ignoto che si trova del Museo Mandralisca?Al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi della destra e a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota(ci è stato detto); e certamente somiglia ad Antonello. E provatevi a stabilire la condizione sociale e la particolare umanità del personaggio. Impossibile. È un nobile o un plebeo? Un notaro o un contadino? Un uomo onesto o un gaglioffo? Un pittore un poeta un sicario? "Somiglia', ecco tutto."
(da "Presentazione al volume di G. Mandel Apparati critici e filologici, collana Classici dell'arte, Rizzoli 1967, di Leonardo Sciascia)

"[....] Il ritratto arguto, fino ad essere mefistofelico, di Cefalù, col suo sorriso come la cruna di un ago...[....]
(da Sicilia mia, Cesare Brandi)

"E' ben difficile menzionare qualcosa di più intimamente siciliano del Ritratto di Cefalù, nel cui sorriso, tra eginetico e minatorio, è condensata l'ambigua essenza dell'isola fascinosa e terribile".
(Federico Zeri)

Apparve la figura d’un uomo a mezzo busto. Da un fondo verde cupo, notturno, di lunga notte di paura e incomprensione, balzava avanti il viso luminoso. Un indumento scuro staccava il chiaro del forte collo dal busto e un copricapo a calotta, del colore del vestito, tagliava a mezzo la fronte. L’uomo era in quella giusta età in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza, s’è fatta lama d’acciaio, che diverrà sempre più lucida e tagliente nell’uso ininterrotto. L’ombra sul volto di una barba di due giorni faceva risaltare gli zigomi larghi, la perfetta, snella linea del naso terminante a punta, le labbra, lo sguardo. Le piccole, nere pupille scrutavano dagli angoli degli occhi e le labbra appena si stendevano in un sorriso. Tutta l’espressione di quel volto era fissata, per sempre, nell’increspatura sottile, mobile, fuggevole dell’ironia, velo sublime d’aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la pietà. Al di qua del lieve sorriso, quel volto sarebbe caduto nella distensione pesante della serietà e della cupezza, sull’orlo dell’astratta assenza per dolore, al di là, si sarebbe scomposto, deformato nella risata aperta, sarcastica, impietosa o nella meccanica liberatrice risata comune a tutti gli uomini. Il personaggio fissava tutti negli occhi, in qualsiasi parte essi si trovavano, con i suoi occhi piccoli e puntuti, sorrideva a ognuno di loro, ironicamente, e ognuno si sentì come a disagio. […]
(da "Il sorriso dell'ignoto marinaio", di Vincenzo Consolo)

«Ignoto all’anagrafe, quanto a generalità, ma ben noto e tutto rivelato nella pittura. Perché quello che noi andiamo cercando è proprio questo: l’uomo, non il personaggio. Non il ritratto ufficiale, ma il ritratto interiore, ciò che si rivela non grazie agli esterni simboli del potere ma alla capacità di far parlare attraverso uno sguardo, sussurri, sospiri, ansie, esitazioni, male di vivere. Nessuno meglio, e prima, lo fece di Antonello dipingendo un campione di arguzia e di furbizia di cui, pur non sapendo nulla, capiamo tutto; esplicito e impenetrabile; che parla anche se per sempre sigillato nel silenzio. E, se tace,non tace perché è dipinto. Il suo silenzio è di una persona viva, non di un simulacro. Il ritratto del museo Mandralisca è uno, nessuno, centomila».
(da "La ricerca dell'identità", di Vittorio Sgarbi)




...e scherzando un po'....

Antonello da Messina

Di Antonello da Messina tutti conoscono il famoso Ritratto d’Ignoto e, se non temessi di ripetere una freddura che circola evidentemente fin dai tempi di Antonello, direi che mai ignoto fu più noto di questo, il suo ritratto essendo riprodotto in tutti i manuali d’arte e in ogni libro dove si parli del pittore siciliano. Quando si vede quella fisionomia, vien fatto di dire: “ Ecco il celebre ignoto, ecc. ecc. “ L’autentico illustre ignoto, insomma.
Ma c’era da credere che egli fosse l’unico ignoto dell’arte Antonellesca.
Viceversa, sfogliate l’Enciclopedia.
Alla voce Antonello si trova la riproduzione del famoso quadro che occupa un’intiera pagina e reca la scritta: “ Antonello da Messina: Ritratto d’Ignoto “. Voltate il foglio e trovate un’altra riproduzione di quadro che occupa un’altra pagina e reca la scritta: “ Antonello da Messina: Ritratto d’Ignoto “. Ora la cosa strana è che questo non è il medesimo ignoto. E’ un altro ignoto. Si tratta di due ignoti differenti.
Lì per lì si resta perplessi: Come va, vi chiedete, questa faccenda? Forse Antonello faceva soltanto ritratti agli ignoti?
Ebbene, ho indagato e ho scoperto che questa supposizione non è avventata. Come alcuni pittori sono specializzati in ritratti di dame aristocratiche, di artisti, guerrieri, prelati, o celebrità, così Antonello s’era specializzato in ritratti d’ignoti.
La cosa, in verità, come molte faccende dell’arte, nacque per caso. Antonello fece il ritratto d’un tale conosciutissimo. Ma disgraziatamente risultò che non somigliava affatto. Esposto il quadro, tutti si domandavano:
“ Ma chi è? “
“ E’ il tale. “
“ Non è possibile. Non somiglia affatto. “
“ Ma allora, chi può essere? “
“ Vattelappesca.”
Il ritratto non somigliava a nessuno. Interrogato il pittore, questi si vergognò di confessare che non aveva azzeccato la somiglianza e disse:
“ E’ un ignoto. Non mi chiedete di più “.
Un ignoto. La cosa circolò, ebbe fortuna. Tutti dissero:
“ Ma guarda che bell’ignoto ha dipinto Antonello”.
Un successone. Da quel giorno Antonello capì qual era la sua vocazione e si dedicò a effigiare ignoti. Tutti gli ignoti andavano da lui a farsi fare il ritratto.
“ Scusate “ chiedeva il pittore, quando si presentava un tale alla sua porta, “ voi chi siete? “
E quegli: “ Non ve lo posso dire. Fatemi il ritratto “.
Antonello si metteva all’opera. Certe volte, tra una pennellata e l’altra, pensava: Chi sarà? L’altro, zitto.
Poi se ne andava tutto intabarrato, desiderando conservare l’incognito.
Esposto il ritratto, la gente diceva:
“ E’ somigliantissimo “.
Ma somigliantissimo a chi? Nessuno avrebbe potuto dirlo. In realtà, nessuno conosceva i modelli di quei ritratti, se no non sarebbero stati ignoti. Qualcuno, al massimo, arrivava a dire agli amici:
“ Somiglia a un tale ma non vi posso dire chi è. Si tratta d’un segreto. “
Gli altri pittori crepavano dalla rabbia.
“ Bella forza! “ dicevano. “ Anch’io saprei fare ritratti somigliantissimi d’ignoti.”
Effettivamente ne so fare anch’io. Era l’uovo di Colombo. Ma prima di Antonello nessuno ci aveva pensato.
Intanto Antonello aspettava i clienti.
Arrivava un tale.
“ Desidero mantenere l’incognito” gli diceva, invece di presentarsi. E si metteva in posa.
I guai cominciavano al momento di pagare il ritratto.
Me l’ha da pagare, pensava Antonello, una volta partito il cliente a lavoro ultimato, ma dove lo pesco? Non sapeva nemmeno l’indirizzo.
La moglie aveva un diavolo per capello.
“ Anche tu, “ gli diceva “ benedetto uomo: vai a specializzarti proprio in ritratti di ignoti. E poi ti lamenti se non puoi nemmeno spiccare una citazione.”
Una volta si presentarono un vecchio signore ignoto e un giovinotto suo figlio a chiedere d’essere effigiati. Eseguiti i ritratti. Antonello scrisse, sotto quello del vecchio: Ritratto d’Ignoto; e sotto l’altro: Ritratto di figlio d’Ignoto. Apriti cielo. Esposti i quadri, padre e figlio volevano linciare il pittore. La moglie del vecchio signore querelò Antonello per diffamazione.
(Achille Campanile, “Vite degli uomini illustri”)

MALIZIOSO IGNOTO…

Per fortuna il direttore di Palazzo Abatellis ignorava l’ultima ipotesi sul sorriso dell’Ignoto di Antonello da Messina, avanzata da Matteo Collura nel suo libro “L’isola senza ponte”, altrimenti chi sa se avrebbe permesso all’innocente e verginale Annunziata di tenergli compagnia per circa un mese, di giorno e di notte. Eh già, perché come costringere una dolce e candida creatura a convivere con un cattivo soggetto come quello, che allude, eh sì, allude senza vergogna alla vulva? Sembra, afferma Collura facendo riferimento alla biografia del Vasari, che Antonello da Messina avesse una vivace vita erotica e che per questo motivo volesse richiamare nel celebre quadro, vanto di Cefalù e del Museo Mandralisca, ciò che Courbet assai più esplicitamente ritrasse nel suo “L’origine del mondo”.
La “dritta”, datagli da un amico folgorato dalla rivelazione, “riguarda la camicia dell’uomo effigiato…In tutti i ritratti di Antonello da Messina non compare mai una camicia sotto la giubba, se non come una striscia orizzontale a contatto con il collo: in questo caso invece la giubba si apre formando un rettangolo di colore bianco, con al centro una virgola, una goccia, un capriccio grafico…Una piega? si direbbe di no…Antonello avrebbe lasciato in quel quadro un segno della sua virile gioia di vivere: una intrigante stilizzazione della vulva…E’ del tutto credibile che Antonello in quel ritratto abbia dissimulato il femmineo particolare anatomico…in quanto giovane e, se si dà credito al Vasari, “persona molto dedita ai piaceri”. Idea intrigante, ma…quanto probabile? Intanto non è che il Vasari sia una fonte molto attendibile; le sue notizie su Antonello sono assai imprecise, fino ad affermare che l’artista, attratto dalla vita edonistica che si svolgeva a Venezia, vi si trasferì restandoci fino alla morte, mentre Antonello si fermò solo qualche anno a Venezia e tornò poi a Messina dove visse insieme alla moglie e al figlio e dove morì, pare di tubercolosi, dopo aver dato disposizioni di essere sepolto con l’abito dei francescani minori. Inoltre è da dire che nei ritratti,(specie se dominati dall’ influenza fiamminga), la cura dei particolari fa sì che vengano effigiate anche le minime e casuali pieghettature che assumono gli indumenti. Ciò che può sembrare senza giustificazione dal punto di vista pratico, non lo è pittoricamente: pensiamo al Salvator Mundi, dove lo scollo della tunica invece di cadere “normalmente” liscio, ha un ondeggiamento, una concavità in apparenza ingiustificata. Molti altri ritratti potrebbero suggerire con i loro tagli e pieghe la stessa ipotesi di cui è oggetto il nostro Ignoto: un taglio a fessura è in quello di Gaffurio, di Leonardo da Vinci; il “Ritratto di Gentiluomo con zampa di leone” di Lorenzo Lotto presenta una pieghettatura di forma analoga a quella dell’Ignoto, e pieghe simili si possono vedere in un’opera del Giorgione, sulla veste del “Cristo che porta la Croce”, al di sopra quindi di ogni sospetto.
L’idea di reperire segni erotici in opere pittoriche non è nuova.
Nel “Codice da Vinci” si afferma (anche se lo scopo in questo caso non è erotico ma esoterico) che il triangolo formato dalla particolare disposizione delle figure ne “L’ultima cena” raffigurerebbe la vulva, e qualcuno ha rilevato che anche il celebre sorriso di Monna Lisa, se guardato in verticale, ne è una raffigurazione. La Gioconda del resto, nonostante la sua aria innocente, è stata collegata a segnali erotici da De Sade, che la considerava un modello femminile ideale, e da Freud, che vi lesse un erotismo sublimato nei confronti della madre di Leonardo, il quale forse per questo non si separò mai dal ritratto a cui continuò a lavorare ossessivamente per tutta la vita quasi a perpetuare un’infinita carezza.
Anche il nostro Ritratto d’Ignoto nasconde dei segreti? Forse. Certamente comunica il senso di un enigma, e molti sono gli autori che lo hanno fatto oggetto della loro attenzione cercando di interpretarne l’animus, tra cui Federico Zeri, Cesare Brandi, Sciascia, lo stesso Collura e in particolare Vincenzo Consolo che gli ha dedicato pagine straordinarie di lucidità intellettuale e di poesia.

Angela Diana Di Francesca