DENTRO E FUORI IL MIRACOLO
Memorie del grande sogno di Cefalù


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La foto fa parte di un “album” pubblicato su Storia Illustrata all’inizio degli anni ’80: “Dentro e fuori il miracolo”, una carrellata di immagini dell’Italia tra il 1955 e il 1965, che illustrano i miti, i contrasti, le mode di un Paese che aspira al cerchio magico del grande sogno, del miracolo economico, del cambiamento.
Ci sono foto di scioperi e di night club, case rurali e tavolini in via Veneto, donne in preghiera e lo striptease di Aichée Nanà, paparazzi, dive, ragazze davanti al flipper, Mina che canta “Le mille bolle blu” a Sanremo.
E c’è una foto del Club Mediterranée di Cefalù nel 1958, scattata da Federico Patellani. Raffigura un gruppo di giovani donne in bikini che eseguono passi di danza, o di ginnastica ritmica, sotto lo sguardo divertito dell’animatore che le guida.
Sullo sfondo, i famosi tukul, le capanne dal tetto di paglia che connotavano le caratteristiche e la “filosofia” del club, luogo di vacanze all’insegna di una quasi primitiva semplicità e del contatto con la natura.
La foto, con la sua sfilata di bellezze attraenti ma non inarrivabili, esibite senza provocazione e senza malizia, trasmette un senso di serena fisicità e di spensierata allegria.
Un’altra epoca.
Federico Patellani è uno dei più noti fotografi italiani. Fotografo delle dive capace di guardare oltre l’immagine consueta, inventore della “fotonotizia”,- la notizia cioè in cui i rapporti tra testo e foto sono invertiti, ed è quest’ultima a suggerire i testi che l’accompagnano-, è autore di scatti che sono entrati nella storia del costume. Con la sua acuta sensibilità nel percepire l’immagine che può fare da icona in un particolare momento storico, Patellani aveva colto nella foto cefaludese lo spirito degli Anni Cinquanta e al tempo stesso lo spirito della Cefalù di allora, sorpresa in un momento irripetibile di speranza e di slancio verso un domani nuovo e moderno, dove il turismo avrebbe significato benessere e confronto tra culture, e dove l’identità siciliana avrebbe potuto trovare un modello fuori dagli stereotipi e un atteggiamento più leggero e sereno nei confronti del rapporto tra i sessi.
Il club, significativamente chiamato anche Villaggio Magico, aveva avuto la sua consacrazione nell’immaginario collettivo nel periodo della sua apertura, 5 anni addietro, con la realizzazione del film “Vacanze d’amore” di J.P.Le Chanois, primo film a distribuzione nazionale girato a Cefalù con noti attori dell’epoca (Lucia Bosè, Walter Chiari, Helène Rémy, Delia Scala, e un allora sconosciuto Domenico Modugno) e inizio ufficiale dell’avventura di Cefalù come set cinematografico.
Negli anni Sessanta e fino ai primi anni Settanta Cefalù sembra muoversi con determinazione dentro un progetto di valorizzazione turistica, economica e culturale, con l’obiettivo di uguagliare per notorietà e mondanità la rivale di sempre, Taormina.
Sono gli anni degli “eventi”, che non si chiamavano ancora così ma in compenso erano “eventi” veri, mentre oggi questo termine viene attribuito anche alle sagre rionali.
Sono anni in cui c’è a Cefalù qualcosa di indefinibile e di essenziale, una speciale “atmosfera”.
Sono gli anni d’oro della Targa Florio, in cui i team della Ferrari e della Porsche risiedono al Jolly Hotel e a S. Lucia con i loro piloti ed è possibile incontrare i miti dell’epoca, Bandini, Baghetti, Scarfiotti, Surtees, Maglioli, Elford, Larousse, von Trips, De Adamich oltre al “nostro” Vaccarella. Sono gli anni della “Cefalù Moda Mare” che convoglia dal 1964 in avanti i nomi più prestigiosi della moda italiana e internazionale, Germana Marucelli, Biki, Galitzine, Pucci, Jole Veneziani, Ferragamo, Mila Schon, Schiaparelli, oltre al team di Helena Rubinstein che dà il nome di “Cefalù” al make up dell’anno, ai notissimi acconciatori Vergottini, alla giornalista Mila Contini. La Moda Mare dà spazio anche ad artigiani cefaludesi: vi partecipa Ciccio di Cefalù apprezzato creatore di modelli prediletti dalle attrici del periodo ma soprattutto di scarpe per i piloti di Formula 1, e negli ultimi anni viene coinvolto anche l’Istituto d’Arte con i suoi sbalzi in rame e con la realizzazione di un originale manifesto.


Dal febbraio al maggio 1968 Cefalù registra la presenza di Julian Beck e Judith Malina con il loro gruppo di avanguardia teatrale anarchico-pacifista Living Theatre. Ospiti del Club Mediterranée che si trovava vuoto nel periodo invernale, gli attori misero a punto, (provando, -complice il clima-, completamente nudi), il loro lavoro più trasgressivo “Paradise Now”, destinato a suscitare polemiche, censure e in alcune città interventi della polizia ed espulsione del gruppo. Gli attori del Living si esibirono nelle strade di Cefalù, secondo la concezione teatrale di Julian Beck, presentando brani della loro “Antigone”. Cefalù ha completamente rimosso dalla sua storia questa esperienza, del cui significato rimane traccia in una appassionata intervista del giornalista Enzo Cesare sul Giornale di Sicilia, attraverso cui Julian Beck chiarisce il senso del percorso artistico del Living in quegli anni.
Nei “favolosi ‘60” molti personaggi famosi soggiornano a Cefalù, in occasione di spettacoli e film (v. A ciascuno il suo di Elio Petri), o perché attratti dal paesaggio e dalle bellezze artistiche. Così nei locali di tendenza (Eucalyptus, La Caverna) o per le strade si possono incontrare Ricky Shayne, cantante beat con un’aura di “maudit”, trionfatore nelle hit parade, Sandra Mondaini, Gianmaria Volontè e Carla Gravina, Irene Papas, Gabriele Ferzetti, Luigi Pistilli, mentre l’hotel Santa Lucia organizza serate danzanti dove in un’atmosfera di raffinata modernità si esibiscono i cantanti cult di quegli anni: Caterina Caselli, Bobby Solo, Don Backy, Rocky Roberts, Sergio Endrigo.
Deve rinunciare al contatto con la gente Rita Pavone, all’apice del suo successo: nella piazza Duomo, assediata dai fans, è costretta a rifugiarsi nel bar Dongarrà fino all’arrivo della “forza pubblica”.
La tranquilla cittadina di provincia accoglie eventi importanti, come la Rassegna del Cabaret a cui partecipano Giorgio Gaber e Paolo Poli, balletti e spettacoli teatrali di prestigio. Si dota di discoteche in linea con il target emergente dei giovani, di night club dove oltre a ballare e a “fare conoscenza” si può ascoltare musica dal vivo (al night dell’Astro si esibisce Marino Barreto jr) e assistere a spettacoli audaci come lo striptease, e inizia a “vivere la notte”, meritandosi il titolo di “petite Paris”.
Ma già nel 1978 un articolo del Giornale di Sicilia a firma Francesca Gianno lascia comprendere che il suo mito si è ormai appannato. “La petite Paris va a letto con le galline”, titola l’articolo, e, dopo le interviste ad alcuni giovani annoiati, si chiude con la descrizione della danzatrice e spogliarellista Danila che a conclusione di un sensuale numero al Trappitu viene lasciata sola a fumare al suo tavolo mentre le coppie ballano e confessa con tristezza: “Per chi ci viene per lavorare, il night vuol dire solitudine”.
La stagione degli eventi culturali e mondani ritorna per alcuni anni con la rassegna “Le città del cinema”. Dal 1991 al 1998 Cefalù con le sue mostre, i convegni, le proiezioni, diventa luogo privilegiato della Decima Musa richiamando da ogni parte i giornalisti e gli appassionati di cinema che partecipano alle manifestazioni insieme ad attori, registi, direttori della fotografia, musicisti, compositori: Franco Nero, Tano Cimarosa, Isa Danieli, Paola Pitagora, Leopoldo Trieste, Giuliano Montaldo, Giuseppe de Santis, Mauro Bolognini, Florestano Vancini, Damiamo Damiani, Turi Vasile, Paul Muller, Totò Cascio allora bambino prodigio di Nuovo Cinema Paradiso, il mago della fotografia 3 volte premio Oscar Vittorio Storaro, il Maestro Stelvio Cipriani.
Nel 1994 la Rassegna rivolge un omaggio a Klaus M. Brandauer che ha scelto Cefalù per girare molte scene del suo “Mario e il Mago”.
Il set di “Mario e il Mago” non porta solo una ventata di vita e di iniziative ma è all’origine di una situazione singolare che lascerà una traccia duratura. I negozianti del Centro di Cefalù, affascinati dalle insegne in stile “1° Novecento” realizzate come scenografia per il film, decidono -di libera scelta e non sollecitati da alcun regolamento- di continuare ad adottarle nelle proprie attività commerciali per dare al Centro Storico un’atmosfera d’epoca, influendo così positivamente sull’arredo urbano: un’altra magia-purtroppo oggi da molti dimenticata-, della “macchina dei sogni” del cinema, che dimostra come sia possibile parlare alla sensibilità e al gusto destando una maggiore attenzione all’estetica del territorio.
La fine della Rassegna nel 1998 chiude anche questa stagione di eventi di respiro nazionale.Il resto è storia di oggi. Soltanto lo Sherbeth Festival-festival internazionale del gelato, nel settembre 2010 alla sua 4 edizione, riesce a regalare alla città di Cefalù una iniziativa qualificata di grande richiamo turistico con partecipazione di maestri gelatieri di tutto il mondo.
Grazie alla rivoluzione digitale e alla facilità dello scatto fotografico, tante foto, forse anche troppe, descrivono Cefalù; più difficile è trovare foto che la “raccontano”, come la vecchia foto in bianco e nero di Patellani che ferma una pagina allegra e solare della storia di ieri e che ci induce a domandarci se potremo tornare ad essere dentro il sogno che iniziava in quegli anni, o ne siamo inesorabilmente fuori.

Angela D. Di Francesca